La pallapugno appartiene a quelle tradizioni che in Valle Bormida si capiscono davvero solo dal vivo. Non basta sapere come funziona. Bisogna sentire il colpo sul muro, seguire la traiettoria della palla, vedere come il pubblico si dispone lungo il campo e come il paese, intorno, cambia voce. In Piemonte è riconosciuta come uno degli sport tradizionali della regione, con una radice storica che attraversa il Basso Piemonte e la Liguria di Ponente.
Qui il gioco non è solo competizione.
È un rito civile, un’abitudine che ritorna, un modo concreto di stare insieme.
Un gioco nato nel territorio
La sua forza sta anche in questo: la pallapugno non sembra mai astratta o trasferibile ovunque allo stesso modo. Ha bisogno di uno spazio preciso, di un lessico locale, di una comunità che la riconosca. Le squadre sono composte da quattro giocatori, il campo di gioco è lo sferisterio, lungo 90 metri e largo 16, e la palla viene colpita con il pugno protetto da una fasciatura. Sono dati tecnici, certo, ma raccontano anche un gesto antico, essenziale, rimasto fedele a sé stesso.
Lo sferisterio e la piazza
Accanto alla forma più conosciuta esiste poi la pantalera, variante ancora più legata ai paesi. In questo caso la battuta non parte dal pugno, ma da una struttura in legno, e il gioco può entrare negli spazi delle piazze, tra case, tetti, balconi, scalini e rimbalzi irregolari. È forse qui che la pallapugno mostra con più evidenza il suo carattere territoriale: il campo non è mai neutro, perché dialoga con l’architettura e con la forma stessa dell’abitato.
In Valle Bormida questa tradizione non resta affidata al ricordo. A Monastero Bormida e Spigno Monferrato gli sferisteri esistono ancora, sono censiti come impianti funzionanti e continuano a dare corpo a questa pratica nel presente. È un dettaglio importante, perché distingue una tradizione raccontata da una tradizione vissuta.
Per chi arriva da fuori, assistere a una partita significa entrare per un momento in una misura diversa del tempo locale. Non c’è folclore da cartolina. C’è una forma di continuità. La pallapugno tiene insieme gesto atletico, memoria collettiva e paesaggio umano. E mostra, con semplicità, che in Valle Bormida alcune tradizioni non chiedono di essere spiegate troppo. Chiedono soprattutto di essere viste.