Gottasecca si trova nella parte più alta dell’Alta Langa, immerso tra noccioleti, castagneti e pendii che si aprono verso la Valle Bormida.
È un paese raccolto, circondato dal verde, dove il paesaggio ha un carattere più boschivo e ombroso rispetto alle colline vitate più a nord. L’altitudine regala aria fresca e orizzonti ampi.
Ma qui, più che il panorama, a definire l’identità è la piazza. Gottasecca racconta una passione antica e potente: il balon, la palla pugno, gioco tradizionale delle Langhe fatto di tecnica, forza, strategia e scommesse. Un tempo tutte le piazze erano campi da gioco, e anche oggi quando capita una partita in centro diventa evento. Il rimbalzo della palla contro le case, il silenzio prima del servizio, il colpo secco del pugno protetto: sono suoni che fanno parte della memoria collettiva.
Qui è nato Felice Bertola, uno dei più grandi campioni di questo sport, simbolo di un’epoca in cui il balon non era solo competizione ma spettacolo popolare. Accanto a lui, nella storia della disciplina, resta il nome di Augusto Manzo, di Santo Stefano Belbo. A Gottasecca il gioco è identità, racconto orale, orgoglio.
La piazza custodisce anche il busto del poeta risorgimentale Amedeo Ravina, figura colta e appassionata, che lega il paese a una stagione di ideali e fermento culturale. Poco sopra l’abitato si trovano i ruderi della torre, memoria medievale che segna il profilo del borgo con discrezione.
Dove la piazza diventa campo
Immerso nei boschi, isolato e silenzioso, il Santuario di Maria Vergine Assunta completa il quadro. Qui il paesaggio si fa raccolto, quasi sospeso, e il tempo sembra rallentare tra alberi e sentieri.