Il miele della Valle Bormida ha il sapore delle cose che crescono con calma: dolce come un bacio, intenso come un bosco e diverso a ogni stagione. Non è un gusto unico, ma il risultato del paesaggio che le api incontrano intorno all’alveare.
Boschi di castagno, robinie e fioriture miste possono dare mieli molto differenti per colore, profumo e consistenza. Quello di acacia tende a rimanere chiaro e fluido; il castagno è più scuro e aromatico; il millefiori cambia secondo il luogo e il periodo di raccolta.
Dall’alveare all’assaggio
La visita a un apiario permette di osservare da vicino l’organizzazione della colonia e il lavoro dell’apicoltore. Con le protezioni necessarie e nel rispetto delle api, si scoprono arnie, telaini e celle, imparando a riconoscere le diverse fasi della stagione.
Nel laboratorio il racconto continua con disopercolatura, centrifugazione, filtrazione e maturazione: passaggi essenziali che portano il miele dal favo al vasetto senza nasconderne origine e caratteristiche. Una degustazione comparata aiuta poi a distinguere note floreali, vegetali e amarognole, anche in abbinamento a formaggi locali.
L’attività è stagionale e dipende dal meteo e dalle condizioni dell’alveare. Per questo va concordata in anticipo e adattata alle esigenze delle api, trasformando l’attesa e l’osservazione in parte dell’esperienza.