Le Masche appartengono a quella parte della Valle Bormida che non si lascia spiegare in fretta. Stanno nelle storie raccontate nelle cascine, nei boschi attraversati al tramonto, nelle parole tramandate più per voce che per pagina. Non sono solo figure di paura. Nel lavoro di analisi del territorio compaiono dentro un asse molto preciso, quello che tiene insieme memoria, spiritualità e cultura popolare, e che distingue questa valle da una narrazione più scontata e solo enogastronomica
Le Masche non portano solo mistero.
Portano una forma locale del sapere, del timore e dell’immaginazione.
Nella tradizione piemontese, e in particolare nelle Langhe, il termine indica le streghe del racconto popolare. Ma ridurle a questo sarebbe poco. Secondo una lettura folklorica ancora molto diffusa, la Masca è una figura ambigua: donna comune di giorno, presenza capace di metamorfosi di notte, legata a racconti di animali, sortilegi e piccoli sconvolgimenti della vita quotidiana. Proprio per questo le storie di Masche hanno resistito così a lungo: perché non appartengono solo al fantastico, ma al bisogno antico di dare un nome a ciò che spaventava, sfuggiva, non si riusciva a controllare
Accanto alla paura, però, esiste un altro livello. In una rilettura più recente della tradizione, la Masca non è soltanto presenza oscura, ma anche depositaria di saperi. Erbe, unguenti, rimedi, gesti, suoni, formule orali. Un patrimonio marginale, spesso femminile, rimasto ai bordi della cultura ufficiale e proprio per questo più difficile da addomesticare In questo passaggio il racconto cambia tono. La leggenda non parla più solo di superstizione. Parla anche di corpo, di natura, di conoscenze contadine, di un rapporto diretto con il paesaggio.
È qui che la Valle Bormida trova una sua misura precisa. Nel documento di architettura del sito, le Masche compaiono tra le tradizioni da valorizzare insieme alla pallapugno, mentre l’analisi strategica le colloca tra le espressioni di un’identità più intima, silenziosa, spirituale e letteraria Non come folklore esibito, dunque. Piuttosto come una trama profonda, che continua a dare forma all’immaginario del territorio.
Anche oggi questa presenza riaffiora. A Gorzegno, per esempio, il festival Gorzegno Magica dedica ogni anno il borgo al mondo della magia e dei tarocchi, richiamando migliaia di persone nella parte antica del paese e riportando al centro proprio quella dimensione mistica che il paesaggio conserva ancora È un segno interessante. Le Masche non restano ferme nel passato. Cambiano linguaggio, ma continuano a parlare.