Nel laboratorio di Remo Salcio a Castino la pietra di Langa cambia identità senza perdere la propria origine. Ciottoli e frammenti modellati dall'acqua, spesso raccolti lungo il Belbo, suggeriscono volti, animali e figure fantastiche che l'artista porta alla luce con martello e scalpello.
Lo studio trova posto nel Martinetto, un antico edificio legato al lavoro del fabbro. Gli attrezzi, i muri in pietra e le opere trasformano lo spazio in un racconto continuo tra mestiere e immaginazione. Le sculture dialogano spesso con il ferro e con la parola poetica, unendo materiali essenziali a storie, leggende e personaggi dell'Alta Langa.
Volti, masche e memoria di paese
Tra i soggetti più riconoscibili compaiono le masche, figure della tradizione popolare piemontese sospese tra paura, ironia e mistero. Nei volti appena sbozzati la forma naturale della pietra rimane visibile: l'intervento non cancella ciò che il torrente e il tempo hanno già creato, ma ne segue le linee e ne suggerisce una possibile storia.
La visita al laboratorio permette di osservare materiali, utensili e fasi di lavorazione e di ascoltare il legame tra le opere e il territorio. È anche un invito a guardare diversamente le pietre dei sentieri e dei corsi d'acqua, immaginando quali forme possano nascondere prima ancora che inizi il lavoro dello scultore.
Alcune opere di Remo Salcio sono collocate in diversi paesi delle Langhe e possono diventare tappe di un itinerario diffuso. L'accesso allo studio, l'incontro con l'artista e ogni eventuale dimostrazione non sono attività continuative: devono essere verificati e concordati in anticipo.